L’evoluzione del fintech e i trend del futuro: verso servizi più personalizzati e adatti alle esigenze dei clienti

L’82% delle istituzioni finanziarie prevede di aumentare le partnership con le FinTech nei prossimi 3-5 anni,

L’evoluzione del fintech e i trend del futuro: verso servizi più personalizzati e adatti alle esigenze dei clienti
di Penta

Anche per chi mastica poco l’inglese, il termine è ormai noto, specie nel mondo business. Con l’espressione FinTech ci si riferisce alla tecnologia finanziaria, ossia all’ideazione, progettazione e fornitura di tutti quei servizi e prodotti finanziari che vengono erogati attraverso le tecnologie più contemporanee grazie all'ICT e alle evoluzioni di Internet. Di FinTech, e in particolare di startup che operano in ambito FinTech e banking, però, spesso si parla dal punto di vista del cliente finale, sì, il cosiddetto consumer, il singolo individuo, quello che è ognuno di noi, una volta che si sveste dai panni che indossa al lavoro o nel mondo degli affari e torna a essere un cittadino e consumatore qualsiasi. 

C’è da dire, allo stesso tempo, che i nuovi trend del FinTech contemplano sempre più un’altra dimensione: puntare a offrire servizi e soluzioni al mondo del business e delle imprese. Non solo le grandi aziende, ma anche e soprattutto le PMI, che hanno particolare interesse e traggono concreti benefici dall’applicare le nuove tecnologie alla propria operatività, adottando soluzioni utili per la gestione quotidiana dei propri affari. Un aspetto importante con cui sicuramente bisogna fare i conti, anche alla luce del fatto che, grazie a Internet e alla digitalizzazione, molte cose sono cambiate, sia nella mente del consumatore che dell’impresa stessa. 

Come sono cambiati i servizi bancari e l’evoluzione del FinTech

In passato infatti, se pensiamo al mondo bancario, il cliente business si “accontentava” di un home banking adattato alle esigenze delle imprese. Adattato, non “progettato per”: i processi aziendali venivano costruiti attorno alle mancanza della banca. Adesso si va in direzione opposta: i processi devono adattarsi alle aziende, senza essere imposti, ma anzi essere costruiti in modo “lean” e veloce. 

D’altra parte l’open banking segue proprio questa scia ed è legata in particolare a quella deregulation che a partire dal 2010 ha dato un forte influsso al cambiamento nel settore: aprendo l’attività finanziaria, c’è stata la crescita di aziende specializzate, non solo banche, ma anche nuovi attori come N26, Credimi e altri. L’unione della tecnologia e l’apertura nella regolamentazione hanno portato alla nascita del FinTech.

Guardando alla storia più recente, è nel 2018 che c’è stata una significativa crescita con investimenti nel settore, +120%, e Venture Capital che hanno deciso di scommettere nelle startup FinTech. Il 2018 dunque è stato l’anno dei record, il 2019 ha confermato il trend e il 2020 sta proseguendo su questa strada. 

Certo, l’Italia è ancora indietro di ⅕ rispetto al mercato UK per le transazioni, ma le FinTech italiane continuano a crescere, in particolare nella fase dell’early stage. Non ci sono grandi casi di successi internazionali, ma diversi elementi di valore come Hype, Oval Pay, Satispay.

I principali trend del Fintech 

E se l’82% delle istituzioni finanziarie prevede di aumentare le partnership con le FinTech nei prossimi 3-5 anni, ecco quali saranno i principali trend verso cui si andrà:

Il mercato diventerà sempre più maturo e si andrà verso un consolidamento
Ci sarà il posizionamento sempre più aggressivo delle big tech nel mercato finanziario
Sempre più normative, come la PSD2, indirizzeranno lo sviluppo del segmento FinTech e tenderanno a incoraggiare la collaborazione tra questo e le banche
Crescerà l’attenzione verso le cosiddette neo-challenger bank, dal B2B al B2C

Per le banche, dunque, l'alleanza con le FinTech sarà sempre più strategica perché, come dicevamo, tutto si focalizzerà sempre più attorno alle esigenze del cliente. Pertanto diventa cruciale aumentare la facilità di fruizione, ma anche l’accesso ai servizi finanziari che ormai sono delle vere e proprie commodity: il cliente può muoversi, scegliere e soprattutto cambiare senza grandi sforzi. Dunque, se il cliente è sempre più al centro di tutto, va da sé che il rapporto con esso va portato avanti senza grandi frizioni perché, diversamente, il rischio di abbandono è alto. 

Dove si inseriscono le startup

È qui che operano le startup. Si dice che “Great startups start with a problem” e in effetti è così: i problemi sono la principale guida per startupper e investitori perché rappresentano un’opportunità sul mercato da incrociare, intercettare e cui dare una soluzione. 

Che arriva quando il founder conosce davvero a fondo il problema e la preoccupazione che questo problema genera nel suo cliente, arrivando a risolvere tutto con un grande prodotto o servizio. 

Pensate ad Airbnb che ha risolto il problema di tutti coloro che volevano viaggiare, ma non potevano permettersi l’hotel e comunque cercavano un ambiente casalingo anche fuori dalla loro abitazione. O, ancora, a Stripe che ha dato una soluzione alla difficoltà di ricevere pagamenti tecnologici. 

Così come nel FinTech, Satispay ha risposto a chi non voleva usare il portafogli, Oval Pay a chi fa fatica a risparmiare e Penta a un business banking troppo complesso che non aiutava i piccoli e medi imprenditori. 

Per Penta, la situazione è stata la stessa di ogni startup, si è partiti con il problema principale: fare impresa da sempre è una sfida e spesso a non aiutare chi ha coraggio e idee, è la burocrazia, lenta, inefficiente o che fa perdere troppo tempo. Inoltre, i conti business avevano sempre avuto una user experience, come dicevamo all’inizio, lontana dall’home banking, senza soddisfare così le esigenze degli imprenditori. 

Banche costruite sulle mancanze, ricordate? E imprenditori che si “adattavano”

La soluzione proposta da Penta è invece questa: semplificare le operazioni quotidiane di business banking, lasciando agli imprenditori più tempo per dedicarsi alla crescita del proprio business. E questo grazie ai pagamenti digitali, all’agevolare la gestione dell’azienda e della finanza in modo digitale e permettendo continue integrazioni tra gli strumenti che l’imprenditore adotta già e Penta stessa. Penta propone soluzioni open, ascoltando continuamente le esigenze dei clienti per adattare il suo prodotto al loro lavoro. 

Prossimi passi: integrazione, partnership e co-marketing

Tornando al mondo Fintech, abbiamo finora delineato il quadro attuale, ma ci siamo chiesti cosa succederà dopo? Se adesso abbiamo molti soggetti che, come abbiamo visto, risolvono problemi specifici in modo brillante, è impossibile pensare che però un utente deve avere 10 app diverse per risolvere 10 problemi diversi. 

Il prossimo passo dunque sarà l’integrazione. Ossia dare un unico applicativo accesso a diverse soluzioni, sviluppate ad hoc, mantenendo l’utente al centro. È il futuro, ma è anche un po’ il presente. Ci sono già alcuni esempi di sinergie come quella tra Mastercard ed Apple, tra Uber e Spotify e così via. Le sinergie rispondono a questa domanda: perché costruire noi qualcosa se c’è già qualcuno che lo fa, fa solo quello come core business e forse meglio di noi?

Certo è che le integrazioni non sono affatto facili né tantomeno economiche. Creare un’integrazione di prodotto non è infatti nè veloce né appunto poco dispendioso perché comporta uno sforzo rilevante da parte dei diversi team: prodotto, design, sviluppo. Complicato per una startup, probabilmente ancora di più per una grande istituzione finanziaria.

Ecco perché prima di passare a una vera e propria integrazione di prodotto, un metodo maggiormente lean è ideare campagne di co-marketing o di partnership commerciali per testare la risposta del mercato.  Si parla di lean development: ossia chiedere, testare e verificare i dati. Partendo dal bisogno, si verifica il mercato per trovare il potenziale attore di riferimento. 

La prima integrazione dunque non è proprio una integrazione, bensì una partnership. Cosa significa? Che si collegano i due brand, si offre la soluzione ai clienti possibili, si verifica se questi hanno attenzione e interesse verso tale soluzione, dopodiché si analizzano i risultati. Solo dopo avere vissuto ognuna di queste fase, si può procedere eventualmente all’integrazione. 

L’integrazione da parte di Penta

Penta ha agito proprio in questo modo e ha attivato diverse partnership che sono in fase di testing e che al momento stanno riscuotendo un buon successo. Tra queste i pagamenti internazionali con Currencycloud, l’integrazione di banking e fatture con Debitoor, già presente nella piattaforma di Penta, i finanziamenti con Credimi, la gestione e organizzazione dei viaggi con Bizaway e così via. 

Si tratta di un modello che può essere definito come marketplace ossia un’unica porta d’accesso a tutti servizi necessari per un business, offerti ai clienti nel modo più semplice e immediato possibile, senza grandi sforzi, e tenendo a mente la loro user experience. Questa è una delle direzioni verso cui andrà sempre più il mondo Fintech all’insegna di quell'evoluzione che passerà attraverso una parola sempre più chiave: integrazione. 

 

 

di Penta