[Intervista] “Vi spiego cosa cambia con il varo dell’euro digitale"

Tiscali News ha sentito Alessandro Fatichi , autore del podcast “La Finanza Amichevole”, per fare il punto sugli effetti che le nuove tecnologie digitali stanno avendo sul mondo finanziario

[Intervista] “Vi spiego cosa cambia con il varo dell’euro digitale da parte della Bce'
La presidente della Bce, Christine Lagarde, a gennaio 2021 ha annunciato che l'euro digitale si farà perché "risponde alla forte domanda che c’è da parte dei cittadini” (foto Ansa)

Pochi settori sono stati impattati dall’innovazione digitale come quello finanziario e l’ondata di novità non accenna a fermarsi, lasciando intravedere profondi cambiamenti anche negli anni a venire. Tiscali News ha fatto il punto con Alessandro Fatichi, consulente finanziario, autore di La Finanza Amichevole, uno dei podcast italiani più seguiti sul tema. Progetto che è diventato anche un libro (ugualmente intitolato La Finanza Amichevole) il cui ricavato andrà a favore dell'associazione Dravet Italia, che si occupa dei bambini affetti dalla sindrome di epilessia farmaco resistente (vai al libro).

Il trading online è stata la prima grande novità che la rivoluzione digitale ha portato nel mondo dei piccoli risparmiatori. Dalle prime piattaforme lanciate a cavallo tra il 1999 e il 2000 sono ormai passati più di 20 anni. Quale è il suo giudizio di questa esperienza?
“Il trading online è stata una innovazione molto importante ma ha pagato un problema ancora non risolto in Italia: la scarsa cultura finanziaria. Tante persone si sono buttate nel mondo degli investimenti fai da te senza capire che si tratta di una attività che richiede conoscenze specialistiche. Non puoi fare trading, per esempio, se non conosci almeno le basi dell’analisi tecnica. Il risultato di tutto questo è stato che una buona parte dei trader improvvisati ha perso soldi”.

Ne frattempo le piattaforme sono proliferate e si sono evolute arrivando perfino a non far pagare commissioni sull’acquisto dei titoli. Dove sta il trucco?
"Bisogna fare molta attenzione a quello che si acquista. Su certe piattaforme non si comprano direttamente i titoli azionari sul mercato ma CFD (contratti per differenza) che sono dei contratti derivati. Il guadagno delle piattaforme deriva dall’applicazione di un differenziale sul prezzo di acquisto di questi contratti per cui le commissioni ci sono ma sono nascoste”.

Sul web capita sempre più spesso di essere “bombardati” da pubblicità che ci invitano ad investire in mercati e strumenti innovativi, per esempio il Forex, che prima della rivoluzione digitale erano alla portata solo degli investitori professionali. Cosa ne pensa?
"Non posso che ripetere quello che ho già detto: bisogna essere consapevoli di quello che si acquista. Nella maggior parte dei casi sono strumenti derivati a leva che sul Forex può arrivare addirittura a 400. Investire a leva significa controllare nominali molto più alti del capitale investito. Se va bene si amplificano i guadagni, se va male si amplificano le perdite come purtroppo avviene nella maggioranza dei casi. Tutto questo è frutto della mancanza di regolamentazione che a mio avviso su questo tipo di prodotti dovrebbe essere più stringente”.

Il mercato non regolamentato per antonomasia in questo momento è quello delle criptovalute. C’è il rischio di bolla finanziaria come sostengono molti economisti?
"Non c’è dubbio che il rischio bolla sia reale. E’ difficile capire quale sia l’effettivo valore delle criptovalute ed è evidente che le quotazioni abbiano beneficiato del lancio di strumenti finanziari collegati, come i future sul Bitcoin, che agevolano la speculazione finanziaria. Condivido anche gli attacchi, come quello recente del nuovo segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, sul loro utilizzo per scopi illeciti, tuttavia le criptovalute stanno avendo anche degli effetti positivi”.

Quali?
"Stanno stimolando l’innovazione tecnologica nel settore finanziario. Anche le banche centrali stanno ragionando sul lancio di monete digitali. Lo sta facendo per esempio la Bce e la Cina è addirittura più avanti con lo Yuan digitale”.

Che differenza ci sarebbe tra un eventuale euro digitale e gli euro attuali? Per i non addetti ai lavoro non  è una cosa immediata dato che già oggi molte transazioni sono digitali, per esempio quelle che avvengono con le carte di pagamento elettroniche.
"L’innovazione più importante, resa possibile dalla tecnologia sottostante chiamata blockchain, è la disintermediazione delle transazioni. Oggi una transazione digitale richiede una serie di intermediari per essere realizzata. Gli euro digitali potranno invece essere trasferiti direttamente tra due controparti, come oggi avviene con un documento digitale via email o un messaggio in chat. In futuro per potersi scambiare denaro non sarà più necessario avere un conto corrente bancario ma sarà sufficiente avere un wallet nel proprio smartphone. Per il mondo dei pagamenti sarà una rivoluzione non da poco”.

L’innovazione digitale tende ad espandersi in ogni ambito della finanza. Tra le novità meno conosciute al grande pubblico ci sono le piattaforme di equity crowdfunding che consentono di investire, anche con somme di modesta entità, nel capitale di aziende emergenti come le startup. E’ una forma di investimento che può attecchire in Italia?
"Prima di tutto vorrei dire che sono forme di investimento molto interessanti per finanziarie le idee di business innovative. Questo avviene ormai regolarmente in altre nazioni come gli Stati Uniti, meno in paesi come il nostro dove la cultura finanziaria non si è adeguata ai cambiamenti degli ultimi anni. Ancora oggi negli investimenti si punta sul tasso di interesse anche se ormai viviamo da anni in un mondo di tassi pari a zero o addirittura negativi. Le piattaforme di equity crowdfunding, così come altre forme innovative di investimento, potrebbero trovare giovamento da una accelerazione nel mutamento culturale degli investitori italiani”.

L’innovazione e l’impatto che essa ha sul mondo della finanza è il filo conduttore di questa intervista. Fino ad ora è rimasto fuori lo Stato che a causa dell’elevato debito pubblico è probabilmente il principale attore del mercato finanziario italiano. L’innovazione potrebbe riavvicinare le famiglie italiane ai Bot, ai Btp, ovvero ai titoli di Stato, e contribuire a ridurre l’esposizione dell’Italia sui mercati finanziari internazionali?
"Non c’è dubbio che il Tesoro ha margini per introdurre sul mercato strumenti innovativi come ha fatto negli ultimi anni con i Btp Italia e con il più recente Btp Futura, però a mio avviso in questo caso il problema di fondo non si risolve con l’innovazione tecnologica o di prodotto ma con il varo di quelle riforme attese da anni e mai fatte. Mi riferisco per esempio al fisco, al catasto, alla pubblica amministrazione. Cambiamenti che per alcuni potrebbero anche comportare un aumento del carico fiscale ma che purtroppo vanno fatte”.

C’è un rischio per i risparmiatori italiani di cui non abbiamo ancora parlato?
"Il primo che mi viene in mente è la scarsa propensione a pianificare il futuro nonostante questa attività sia oggi più agevole grazie alla diffusione di app e strumenti digitali. Non mi riferisco però solo alla gestione monetaria di breve periodo ma anche ad eventi più avanti nel tempo come la pensione. C’è ancora poca consapevolezza che a differenza del passato gli assegni pensionistici saranno nettamente più bassi rispetto ai redditi da lavoro e questo richiede prendere per tempo le giuste contromisure”.

Fonte foto La Finanza Amichevole