Il consumo energetico di Bitcoin è diminuito del 22% (e diminuirà ancora)

Il recente dimezzamento del premio per i miner ha ridotto l'hashpower, facendo diminuire anche in modo significativo i consumi

energia elettrica

Uno dei principali problemi di Bitcoin, se non il principale in assoluto, è il suo elevato consumo energetico

Infatti per poter far girare le macchine necessarie per il mining, l'attività che convalida le transazioni, è necessaria molta energia elettrica. Ma questa necessità non è dovuta a cause strutturali. 

Il fatto è che il mining è una competizione, in cui vince chi effettua più calcoli. Visto che si tratta di effettuare ogni secondo in tutto il mondo circa cento miliardi di miliardi di calcoli, il consumo energetico complessivo è molto alto. 

Ma essendo la causa di questo consumo solo ed esclusivamente la competizione, e non necessità tecniche o ragioni strutturali, quando la competizione si riduce allora si riduce anche il consumo

Questo è ciò che è avvenuto dopo l'11 maggio 2020, ovvero dopo il dimezzamento del premio per i miner (il cosiddetto halving). 

In realtà il meccanismo che genera questo consumo elevato, e la sua eventuale diminuzione a causa dell'halving, è leggermente più complesso. 
Tutto parte dal fatto che il mining è un'attività profit, ovvero che deve generare profitto. In altre parole chi non riesce a minare blocchi della blockchain di Bitcoin con profitto semplicemente smette di minare, onde evitare di produrre gravi perdite economiche. 

Inoltre in teoria non c'è un limite minimo di calcoli da effettuare sotto il quale la rete Bitcoin non funziona. Basti pensare che inizialmente, nel gennaio del 2009, bastavano due computer per far funzionare l'intera rete. 

Il protocollo Bitcoin prevede un aggiustamento automatico, che avviene ogni circa due settimane, della cosiddetta "difficulty", ovvero il numero medio di calcoli necessari per minare un blocco, e quindi convalidarlo. Questa aggiustamento serve per mantenere sempre attorno ai 10 minuti il tempo necessario per farlo. Infatti in media viene minato un nuovo blocco ogni 10 minuti. 

Quando la potenza di calcolo complessiva dei miner (il cosiddetto hashpower) si riduce, allora si riduce di conseguenza anche la difficulty, ovvero il numero di calcoli necessari a minare i blocchi. Ovviamente questa logica funziona anche al contrario. 

Ebbene, con il dimezzamento del premio per i miner dell'11 maggio 2020, alcuni hanno dovuto smettere di minare, altrimenti lo avrebbero fatto in perdita. Questo ha causato un inevitabile calo dell'hashpower, che a sua volta ha causato un temporaneo allungamento del tempo medio per minare un blocco, arrivato fino a 14 minuti. 

Qualche giorno dopo, in automatico, la difficulty si è ridotta, riportando questo tempo medio a 10 minuti. Tuttavia la riduzione della difficulty ha anche portato come inevitabile conseguenza la necessità di dover fare meno calcoli, con conseguente riduzione del consumo energetico

Secondo una stima, il consumo annuo si è ridotto da 77 TWh per anno a circa 60 TWh annui, ovvero con una riduzione del 22%

Visto che di halving ce ne saranno uno ogni quattro anni circa, fino a che il premio per i miner non sarà completamente azzerato, queste riduzioni sono destinate a ripetersi anche in futuro, finendo per ridurre di molto i consumi energetici. Certo, ci vorranno diversi decenni, ma prima o poi accadrà. 

Nel frattempo però, qualora il valore di bitcoin dovesse salire, questo attirerebbe più miner, aumentando la competizione e l'hashrate totale. Quando ciò accade aumentano anche i consumi energetici, ed è per questo che sono cresciuti così tanto in così poco tempo. Ma arriverà un momento, probabilmente tra diverso tempo, in cui il prezzo di bitcoin smetterà di crescere così tanto, e così velocemente, lasciando così che i successivi halving facciano diminuire in modo significativo il consumo energetico. Occorrerà molto tempo, ma alla fine probabilmente accadrà.