Le banche centrali invocano regole per criptovalute o stablecoins e progettano valute nazionali digitali

La presidente della BCE Christine Lagarde conferma la posizione del Segretario del Tesoro USA e del governatore della Banca di Francia, evidenziando i pericoli della deregulation del settore DeFi, invocando regole a tutela degli investitori e per protezione del sistema finanziario dall’instabilità generabile dalle stablecoins

Le banche centrali invocano regole per criptovalute o stablecoins e progettano valute nazionali digitali

Anni fa era virale la rappresentazione del Bitcoin come un meteorite che precipitava su un mondo di dinosauri-banchieri per cancellarlo, ma ormai le più importanti banche centrali del mondo, stigmatizzando negativamente la volatilità delle valute private, dichiarano che andranno regolamentate, mentre si progettano le valute statali digitali

La posizione di BCE
Il 21 maggio, intervistata dal talk show olandese Christine Lagarde dichiarava: “Sono preoccupata per le persone che sono convinte di ottenere da questi investimenti grandi ritorni, per coloro che non sono consapevoli dei rischi, per coloro che perderanno  tutto, e per coloro che saranno terribilmente delusi. Per questi motivi credo che il mercato dovrebbe essere regolato”

Geopolitica e criptocurrencies
La geopolitica detta i movimenti dei mercati. Il conflitto in Ucraina ha comportato la mancanza di materie prime e l’aumento dei prezzi, paralisi di diverse produzioni industriali e inflazione. Il pericolo paventato è la durata della crisi della produzione e quindi l’incubo stagflazione. 

Le criptovalute avevano subito un'impennata quando, durante i lockdown della fase acuta della pandemia, l’esplosione di ecommerce, intrattenimento digitale e teledidattica aveva fatto salire il valore delle big tech del Nasdq.  La successiva fase di elevata volatilità è conseguenza del ritorno alla normalità e della nuova crisi generata dalla guerra. 

Il secondo atto è consistito nella crisi delle stablecoin, cioè criptovalute “stabili” ancorate al valore di valute tradizionali. La forma è però varia: quelle più solide vantano contanti, titoli di Stato a breve termine, ma anche commercial paper. Altre hanno “riserve” in bitcoin o algoritmi proprietari che dovrebbero mantenere il valore allineato alla valuta di riferimento. 

Cosa è in gioco
Si stima che il 10% della popolazione mondiale abbia investito in criptovalute.  Negli USA è il 16% degli investitori. La loro estrema volatilità li rende però pericolosi. Il crollo di Terra-Luna della coreana Terraform Labs è stato un ammonimento significativo. 

Ad alcuni analisti appare una semplice conseguenza della “selezione naturale” in atto nel mondo della DeFi (Decentralized Finance) a causa dell'instabilità internazionale. Ma la guerra non ha causato le stesse conseguenze su altri settori ed è tipico delle criptovalute essere caratterizzate da fasi di alta volatilità, che non tutti gli investitori sono attrezzati a superare. Nella recente crisi delle monete digitali si sono bruciati mille miliardi e ciò significa verosimilmente la distruzione del risparmio di milioni di investitori. Sembra quindi opportuno chiedere una tutela per i risparmiatori rispetto a quello che nei fatti è un investimento ad alto rischio e che viene invece presentato troppo spesso in modo opposto. 

Già nel 2021 Fabio Panetta, dal comitato esecutivo della Bce, aveva definito illusorio “credere che gli strumenti privati ​​possano agire come denaro” dato che non possono essere convertiti alla pari in denaro pubblico in ogni momento. Richiamando la vulnerabilità degli investitori rispetto ad attività speculative, con i connessi problemi potenziali di ordine pubblico.

L'intervento più recente delle autorità monetarie rivela la concreta preoccupazione di salvaguardare le politiche di stabilizzazione finanziaria delle banche centrali, oggi più avvertite del rischio di destabilizzazione rappresentato da stablecoin e criptovalute. Di qui le esternazioni recenti delle varie autorità. Christine Lagarde, presidente della BCE si muove infatti dopo il Segretario del Tesoro statunitense e il governatore della Banca di Francia, che avevano già evidenziato i pericoli della deregulation del settore DeFi.

Prospettive
Negli USA si auspica una regolamentazione entro l’anno e l’UE progetta il pacchetto normativo MiCA (Markets in Crypto-assets Regulation). Le banche centrali non sono affatto i dinosauri che la retorica sul Bitcoin voleva colpire. Il loro bersaglio non sono le innovazioni tecnologiche insite nelle criptovalute o nelle stablecoins, quanto il fatto che le monete digitali private non hanno asset sottostanti in grado di garantirne il valore. Diverso il discorso sulla digitalizzazione delle valute tradizionali. L’UE sta infatti valutando l’introduzione di una moneta elettronica emessa dalla BCE. 

L’ipotesi Euro digitale nasce da diversi ordini di considerazioni. Il più importante è probabilmente rappresentato dalla necessità di tutelare l’economia europea dal rischio rappresentato da monete digitali di soggetti esterni ad essa. Un euro digitale avrebbe anche più appeal come moneta a livello globale e garantirebbe meglio la concorrenza nel mercato dei pagamenti digitali, evitando monopoli privati e rincari dei prezzi a danno dei cittadini. Infine potrebbe consentire la tutela della privacy in un’era in cui il commercio di big data porta sempre più a sfruttare dati riservati dei cittadini rispetto a salute, orientamento politico o sessuale, etc. 

A facilitare l’introduzione di una moneta digitale europea sarebbe l’evoluzione delle abitudini di acquisto. Già durante la pandemia si è registrata una transizione verso gli strumenti digitali (applicazioni su dispositivi mobili) e verso l’acquisto online di beni e servizi. Le condizioni tecniche e le abitudini civili per la realizzazione dell’Euro digitale sono presenti. La sua effettiva creazione dipenderà dalla volontà degli attori statali che costituiscono l’Unione monetaria europea, perciò dalle evoluzioni impresse alla collaborazione tra stati europei da vettori geopolitici, prima che economici tout-court.

Cina e India non accettano le valute digitali private, che siano criptocurrenciens o stablecoins. Il discorso per la Russia è leggermente più complesso, a causa della guerra. Nell’altra metà del mondo USA e UE si dispongono a una fase di regulation. Finirà il sogno anarchico dell’epoca iniziale delle valute digitali private. Che resteranno un utile strumento di scambio, accanto alla vera novità: l’inizio di una progressiva transizione delle monete statali alla dimensione digitale, pilotato dalle banche centrali. Quelle che, insieme alle divise nazionali, il mito voleva destinate all’estinzione come i dinosauri. 

L’importanza del tema è evidente a qualsiasi investitore, ma dovrebbe assumere più rilievo anche per la Politica ed essere trasmesso in modo comprensibile all’opinione pubblica dai Media, per generare sufficiente consapevolezza sulle conseguenze attese e informare sulle implicazioni pratiche che avrà nella vita dei cittadini.