L'accusa: “la vera cura per combattere l’inflazione fino ad ora è stata ignorata”

La critica contro le banche centrali è stata mossa da Steve Forbes, presidente di Forbes Media, secondo cui per superare l'attuale fase di instabilità monetaria sarebbe necessario ripensare al gold standard

L'accusa: “la vera cura per combattere l’inflazione fino ad ora è stata ignorata”

Negli Stati Uniti e in Europa l’inflazione è sfuggita di mano raggiungendo valori che non si registravano dagli anni ’80. Dopo aver affermato per mesi che si trattava “di un fenomeno passeggero” la Federal Reserve prima e la Banca Centrale Europea dopo sono scese in campo per combatterla aumentando repentinamente i tassi di interesse.

Operazione che, come ammesso sia dal presidente della Fed, Jerome Powell, che da quello della Bce, Christine Lagarde, non sarà indolore. La stretta monetaria ha come chiaro obiettivo quello di frenare l’economia e dunque la domanda di beni con la speranza che questo sia sufficiente per riportare sotto controllo la crescita dei prezzi.

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Ma come noto l’Economia non è una scienza esatta e non tutti concordano con questa strategia. Tra le voci fuori dal coro c’è anche quella di Steve Forbes, presidente di Forbes Media, per due volte candidato alle elezioni primarie del Partito Repubblicano per la Presidenza degli Stati Uniti.

Parlando nel corso di una conferenza internazionale a Singapore il noto editore ha duramente attaccato l’operato delle banche centrali sostenendo che la ricetta per eliminare l’inflazione è un’altra: mantenere stabile il valore delle valute.

Per farlo Forbes ha spiegato che occorrerebbe tornare al gold standard ovvero al sistema monetario nel quale le valute sono convertibili in oro e dunque il valore della base monetaria è ancorato al valore della quantità di oro in circolazione.

L'oro mantiene il suo valore intrinseco meglio di qualsiasi altra cosa sulla terra, non è perfetto come valore stabile ma è migliore di qualsiasi cosa abbiamo trovato in oltre 4.000 anni" ha spiegato Forbes.

“Non bisogna deprimere l’economia e rendere le persone povere per vincere l'inflazione ma stabilizzare le valute” ha aggiunto.

Parlare oggi di gold standard può apparire bizzarro in quanto da decenni ormai le valute sono sganciate dall’oro e il loro valore è determinato da un regime di cambi flessibili. Ma nel corso della storia contemporanea il sistema aureo è stato il regime dominante in particolare dal 1816 fino al 1931.

Il primo paese ad introdurlo è stato l’Inghilterra che dopo le guerre napoleoniche decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. Lo scoppio della prima guerra mondiale e l’instabilità monetaria successiva misero in crisi il sistema che termino negli anni ’30 con l’abbandono da parte degli Stati Uniti.

Il gold standard è tornato però in auge anche dopo la seconda guerra mondiale grazie agli accordi di Bretton Woods siglati nel 1944 in base ai quali il dollaro era fissato all’oro e le altre valute al dollaro. 

“Quegli accordi hanno garantito stabilità e tassi di crescita elevati per molti anni” ha ricordato Forbes. Come noto però gli accordi di Bretton Woods sono crollati il 15 agosto del 1971, giorno in cui il presidente americano Richard Nixon annunciò la fine della convertibilità del dollaro in oro e dunque la fine del sistema monetario internazionale creato nel dopoguerra.

Oggi sarebbe davvero possibile tornare al gold standard? I sostenitori non mancano e tra questi figura anche Donald Trump che durante il suo mandato alla guida degli Stati Uniti ha affermato che “tornare indietro sarebbe fantastico poiché gli Stati Uniti tornerebbero ad avere uno standard su cui basare l’emissione della propria moneta”.

Tra i sostenitori anche lo storico governatore della Federal Reserve Alan Greenspan secondo cui “l’oro è la valuta prima globale”.

John Kenneth Galbraith nel suo bellissimo libro dedicato alla storia della moneta “Soldi” spiega che sono proprio i periodi di forte inflazione che fanno comprendere alle persone l’importanza di avere una valuta stabile. Una lezione da tenere sempre a mente.