Le sanzioni occidentali colpiscono l’oro russo: le conseguenze per Mosca

Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, si è mostrato fiducioso sull’esito della guerra economica scatenata contro il Cremlino ma la verità è che la partita più importante resta ancora da giocare ed è quella sul gas naturale

Le sanzioni occidentali colpiscono l’oro russo: le conseguenze per Mosca
Vladimir Putin (foto Ansa)

La decisione era attesa ma ora è ufficiale. Anche l’oro russo finisce nel mirino dell’Occidente. "Siamo determinati a ridurre le entrate della Russia, comprese quelle provenienti dall'oro. Continueremo il nostro uso mirato di sanzioni coordinate per tutto il tempo necessario, agendo all'unisono in ogni fase” ha annunciato il Gruppo dei Sette (G7) in un comunicato ufficiale.

La portata dell’intervento l’ha spiegata il segretario di Stato americano, Antony Blinken: “L'export di oro è la seconda esportazione più redditizia della Russia dopo quella di energia. Circa 19 miliardi di dollari all'anno e la maggior parte di essa è destinata ai Paesi del G7. Quindi, tagliarlo, negando l'accesso a circa 19 miliardi di dollari di entrate all'anno, è significativo".

"Tutto ciò che abbiamo fatto fin dall'inizio – ha proseguito Blinken - imponendo queste sanzioni senza precedenti e i controlli sulle esportazioni, sta avendo un profondo impatto sulla Russia. Anche se ottiene entrate petrolifere con prezzi più alti, non è in grado di spenderle a causa dei controlli sulle esportazioni. Non può acquistare ciò di cui ha bisogno per modernizzare il suo settore della difesa, per modernizzare la sua tecnologia, per modernizzare la sua esplorazione energetica, il che significa che nel tempo ognuna di queste aree andrà in declino. Già oggi si prevede che l'economia russa si ridurrà dell'otto-quindici per cento l'anno prossimo. Il rublo viene sostenuto artificialmente a caro prezzo".

"Un migliaio di aziende, grandi aziende internazionali – ha detto ancora il segretario di Stato Usa - hanno lasciato la Russia. Avevano prodotti che erano ancora sugli scaffali quando se ne sono andati, ma ora le forniture sono diminuite. I russi non sono più riusciti a comprare ciò che erano abituati a comprare. Il tenore di vita dei russi si sta abbassando".

“Tutto questo – ha concluso - ha un effetto immediato, ma anche un effetto cumulativo. Abbiamo assistito a una fuga di cervelli dalla Russia: 200.000 russi, tra i più istruiti, che lavoravano in alcuni dei settori più importanti, se ne sono andati. Molti stranieri che lavorano in quelle stesse industrie se ne sono andati. Tutto questo nel tempo si accumula, si accumula, si accumula".

Parole che mostrano grande fiducia da parte dell’America di poter vincere la guerra economica scatenata contro Mosca subito dopo l’invasione dell’Ucraina. Guerra che fino ad ora ha visto il varo di ben 6 pacchetti di sanzioni nell’arco di 4 mesi.

Joe Biden (foto Ansa)

Affianco a Washington c’è anche l’Europa che sta giocando una partita molto delicata sul fronte energetico. Bruxelles fino ad ora non si è tirata indietro ed è riuscita a varare misure restrittive anche sul petrolio approvando un blocco progressivo entro il 2022.

Le misure su petrolio e oro sono importanti ma la verità è che il cuore dello scontro economico rimane il gas naturale che fino ad ora è rimasto un tabù per l’Europa e dunque per l’Occidente. Colpire il gas metterebbe probabilmente in ginocchio Mosca ma anche la stessa UE dato che l’import russo rappresenta ben il 40% delle sue importazioni complessive

Il Cremlino è ovviamente consapevole della fragilità del Vecchio Continente e non è dunque un caso che sia stata la stessa Russia a predisporre una serie di tagli alle forniture di gas all’Europa. In particolare Putin ha ridotto del 60% l'approvvigionamento che passa dal Nord Stream 1. La decisione ha provocato cali nelle forniture di alcuni paesi europei, inclusa l’Italia. In precedenza chiusure mirate erano state decise contro Bulgaria, Francia, Polonia e Paesi Bassi.

La mossa sull’oro decisa oggi dal G7 è dunque un altro tassello nella guerra economica in corso ma non è ancora quello definitivo. Una resa dei conti vera si avrebbe solamente sul fronte del gas ma uno stop completo delle esportazioni russe (magari in inverno) è uno scenario che almeno per il momento inquieta l’Europa e la stessa Mosca. Bisogna dunque continuare a sperare che la diplomazia possa trovare una soluzione al conflitto ucraino entro l’autunno.