Gli effetti con il rialzo dei tassi d’interesse da parte della BCE. Conseguenze, analisi e quanto incide nel breve e medio periodo

Torniamo sul tema dei tassi d'interesse. La Banca Centrale Europea ha annunciato il rialzo di 0,75 punti dei tassi d’interesse, il secondo dopo quello di luglio, il più alto in termini di aumento da quando esiste l’Euro.

Gli effetti con il rialzo dei tassi d’interesse da parte della BCE

Torniamo sul tema dei tassi d'interesse. La Banca Centrale Europea ha annunciato il rialzo di 0,75 punti dei tassi d’interesse, il secondo dopo quello di luglio, il più alto in termini di aumento da quando esiste l’Euro.

Aumento atteso e previsto, collegato sempre al problema legato all’aumento dell’inflazione.

Il presidente della BCE ha comunicato che le previsioni di crescita del PIL dei paesi dell’Unione sono state riviste a ribasso al 3,1%, una crescita sotto l’1% nel 2023 e una ripresa nel 2024 intorno al 2%.  

Per quanto riguarda i dati relativi all’inflazione 8,1% nel 2022, 5,5% nel 2023 e 2,3% nel 2024.

Quest’anno la crescita è dovuta soprattutto all’aumento dell’energia, che si ripercuote non sono sulle bollette, ma anche sui beni alimentari causa l’aumento dei costi di produzione.

Quali sono gli impatti e le conseguenze di un aumento dei tassi d’interesse?

In primis c’è un freno agli investimenti per le aziende, ma anche per i privati. Il denaro costa di più e c’è meno convenienza nell’effettuarli.

In questi momenti, con l’aumento dei prezzi, le persone sono meno propense a spendere. Calano i consumi e questo, con il tempo, diminuisce la pressione dell’inflazione riportandola a valori più corretti.

Aspetto che influenza positivamente la valuta di riferimento, basti vedere come in questi mesi l’Euro si è indebolito verso quasi tutte le principali valute di riferimento. Dopo l’annuncio del rialzo dei tassi invece si è leggermente riapprezzato.

Il rialzo ha effetti positivi sull’inflazione, ma negativi sull’economia reale.

Rialzare i tassi significa che avremo un maggior interesse da pagare sui prestiti e sui mutui a tasso fisso di nuova erogazione, cioè i finanziamenti che verranno accesi da ora in avanti.

Ci tengo a precisare questo aspetto, perché i media spesso tendono a enfatizzare questa notizia senza spiegarla correttamente.

Non aumentano i finanziamenti che abbiamo già se sono a tasso fisso, ma solo quelli a tasso variabile. Quindi solo per le persone che hanno un mutuo a tasso variabile legato all’Euribor, ma che in questi ultimi anni hanno potuto beneficiare di tassi molto bassi vicini allo zero.

L’aumento dell’inflazione comporta anche un aumento dei canoni di locazione, la rivalutazione del costo degli affitti è generalmente collegato all’indice FOI (Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati). In questo momento con il rialzo in atto, i contratti legati a questo parametro subiranno importanti rialzi al loro canone.

Aumentano i tassi diminuisce il prezzo delle obbligazioni e dei titoli di Stato a tasso fisso, per riallinearsi con i tassi. Quindi avremo un maggior interesse nell’acquistare obbligazioni.

Questo incide negativamente sugli Stati e sulle società che emettono nuovi prestiti obbligazionari, dovendo pagare più interessi a chi acquista. Molto su quegli Stati, come l’Italia, che hanno un debito pubblico elevato. Pagando più interessi, il debito pubblico aumenta.

Dobbiamo dire che lo scudo anti-spread, varato a luglio dalla BCE, va incontro agli Stati con un debito pubblico elevato. Ma dobbiamo meritarlo rispettando alcuni criteri, che sono:

  1. Non essere sottoposti a procedura per avere un disavanzo eccessivo, a livello fiscale;
  2. Non essere sottoposti a squilibri eccessivi a livello macroeconomico;
  3. Il debito pubblico deve essere sostenibile, valutazione che viene fatta dalla BCE, dalla Commissione Europea, dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e dall’FMI (Fondo Monetario internazionale);
  4. Rispettare gli impegni con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e la Commissione europea.

Con il patto di stabilità sospeso sino al 2024, in conseguenza alla crisi prodotta dalla pandemia e accentuata dal conflitto in Ucraina, abbiamo una fase di sospensione per rispettare i parametri richiesti.

Ma per mantenere lo scudo anti spread dobbiamo mantenerli.

Riepilogando, il rialzo dei tassi in questo momento è dovuto alla necessità di combattere l’inflazione causata dall’aumento del costo delle materie prime, soprattutto quelle energetiche.

Il rialzo frena l’inflazione, ma frena anche l’economia con il calo dei consumi. Una volta assestata l’inflazione, che è positiva quando intorno al 2%, i tassi torneranno nuovamente a diminuire.

È una fase classica del ciclo economico, ma che questa volta è più marcata per i motivi che abbiamo detto precedentemente.

Fare qualsiasi previsione è decisamente difficile, però probabilmente il valore del 2% di inflazione che la BCE aveva previsto come riferimento, credo sarà comunque un po’ più alto nei prossimi anni.

La citazione di oggi è la seguente:

“Non c’è niente di più rischioso della percezione diffusa che non esista alcun rischio.”
Howard Marks

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