Expo 2020, la Siria prova a immaginare il futuro ripartendo dalle sue radici

Dal primo spartito musicale della storia all'alfabeto Ugarit, un padiglione da non perdere per chi visita l'Expo di Dubai

Expo 2020, la Siria prova a immaginare il futuro ripartendo dalle sue radici

E poi ci sono gli altri. Quelli troppo poveri per avere un budget. Quelli che hanno la guerra in casa. Quelli che non dovevano proprio esserci ma poi è successo il miracolo. Ci sono mille storie nascoste tra i 192 padiglioni nazionali (erano 139 a Milano 2015 e 190 a Shanghai cinque anni prima) che fanno di Expo 2020 Dubai un evento planetario senza pari.  Sono storie tutte diverse, raccontate senza l’uso di effetti speciali, a volte con oggetti semplici ma ricchi di significato.

Come la Siria, che cerca nella sua storia millenaria una via per riprendere il cammino che la guerra ha interrotto ormai da troppo tempo. L’esperienza di visita è affascinante, a partire dal documento che rappresenta l’esempio più antico al mondo di scrittura musicale. Risale ad almeno 3500 anni fa. Un linguaggio universale e fuori dal tempo, quello della musica. Capace di arrivare a tutti, oggi come ieri.

Non meno potente la scelta di presentare una riproduzione dell’alfabeto Ugarit, elaborato probabilmente intorno al 1400 a.C. e strettamente collegato alla lingua araba. Lungo il percorso espositivo, si scoprono così termini arabi presenti in un gran numero di lingue del mondo. Con l’intento, più che evidente, di stimolare una riflessione.  Ciò che ci unisce in quanto esseri umani è sempre molto più di ciò che può dividerci.

In un'altra zona, il Padiglione siriano racconta le prime società agricole, sviluppatesi verso il 15.000 a.C.. Seguono rivelazioni inaspettate, come la tecnica di conteggio, basata su manufatti di argilla, precedente alla diffusione della scrittura. Un altro strumento, fondamentale per lo sviluppo dell'economia nell'età del bronzo, che l’ingegno dei siriani ha saputo donare al mondo.

Dal passato remoto al futuro, il passo può essere breve. Giusto il tempo di metter piede nella sala che ospita una mostra di pittura carica di significato. Ogni dipinto rappresenta un volto della Siria ed ogni volto racconta una storia, ma la visione di tutti i volti insieme restituisce un'immagine forte di una comunità. Aggrappata, ora più che mai, alla propria identità. Tutte le opere portano un’unica firma: "I'm Syrian". Perché le nostre radici, nei momenti di tempesta, sono spesso l’unico scoglio sul quale cercare la salvezza.

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