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Una rivoluzione chiamata EdTech: cos'è e il punto della situazione in Italia

Tommaso Fatichidi Tommaso Fatichi   
Una rivoluzione chiamata EdTech: cos'è e il punto della situazione in Italia

Che si abbia diciotto anni oppure molti di più e ci si trovi già in età lavorativa, entrambi i lati presentano vantaggi e svantaggi: chi non vorrebbe tornare a quell’età spensierata in cui tutto sembra perfetto? Ma allo stesso tempo, anche a quell’età ci sono i primi importanti ostacoli da superare.

Una delle maggiori difficoltà che si affronta all'ultimo anno di scuola secondaria è certamente la scelta del percorso universitario da intraprendere una volta superato lo scoglio della maturità, se si sceglie di farlo. Risulta necessario intervenire con un massiccio intervento di sensibilizzazione sull’importanza dell’orientamento da svolgere a scuola e una volta usciti da essa. Lo stesso si può applicare all’università e al lavoro, dove i pro e i contro, le facilitazioni e le difficoltà saranno sempre presenti.

Ma tutti questi tre “stadi” della propria avventura personale nella vita hanno qualcosa in comune: il dover apprendere, sempre, in ogni modo. Anche per vie online o collegate alla tecnologia. Infatti sembra che in Italia sempre più enti private e non stiano comprendendo l’utilità dell’insegnamento tramite la tecnologia ad ogni stadio.

Nell’ultimo convegno del Team Osservatorio EdTech promosso dal Politecnico di Milano, intitolato “Lo stato dell’EdTech in Italia: le sfide della formazione tra capacità umane e artificiali”, i dati hanno mostrato come già l’anno scorso sia la domanda che l’offerta di questo settore ha visto aumenti a tratti vertiginosi.

Alcune delle statistiche registrate riportano un aumento del fatturato da parte di aziende collegate all’educazione tramite la tecnologia dai 2,2 miliardi ai 2,8 miliardi di euro fra il 2021 e il 2022. Questo aumento è probabilmente dovuto a un costante innalzamento della domanda di aziende che si occupino dell’educazione tramite la tecnologia.

Di questa domanda, tutti i settori ne fanno uso o almeno ne richiedono l’utilizzo. Le scuole dalla secondaria in giù, le università e le aziende. L’osservatorio ci mostra un po’ di statistiche per quanto riguarda la richiesta di tecnologia a scopo educativo all’interno di ciascuna di queste sezioni.

Prendendo come riferimento gli ultimi tre anni, ben il 97% delle scuole fino alla secondaria di secondo grado ha presentato progettualità allo scopo di ottenere finanziamenti pro-edtech. Mentre se guardiamo solamente le differenze fra questo e l’anno scorso, il 57% delle università ha aumentato gli investimenti in digitale rispetto al 2022 e il 49% delle aziende, con la stessa linea temporale di paragone, ha aumentato gli investimenti in digitale collegati alla formazione dei propri dipendenti.

Per quanto riguarda il genere di strumenti tecnologici utilizzati, in questo caso è necessario differenziare cosa viene utilizzato a seconda della realtà che richiede l’edtech, con percentuali collegate all’ammontare. Gli strumenti tecnologici più diffusi sono:

Per le scuole: software per mappe concettuali (78%), un valido alleato per la visualizzazione e la comprensione di concetti complessi; contenuti formativi audio (67%), la narrazione sonora come strumento didattico; piattaforme d'apprendimento basate sulla gamification (59%), per rendere l’imparare un gioco coinvolgente.

Per le università: open Badge (58%), un sistema di certificazione digitale che valorizza le competenze acquisite; gamification (46%), un approccio ludico per incentivare la partecipazione attiva; e sistemi di realtà virtuale e realtà aumentata (31%), esperienze immersive per un apprendimento coinvolgente.

Per le aziende: sistemi di HCM (Human Capital Management, 54%), per la gestione digitale delle risorse umane, un aspetto cruciale; app di micro-learning (53%), conoscenze acquisite in brevi sessioni, perfette per l'apprendimento continuo.

Ogni settore, oltre alle sue implementazioni, presenta anche ostacoli sia umani che tecnologici. Consideriamo le principali barriere. Sia la scuola che l’università vedono una generale scarsa predisposizione dei docenti all’utilizzo della tecnologia (36% per la scuola, 62% per l’università). La scuola vede anche carenze di competenza nel 50% dei docenti.

Per le aziende invece si parla di problemi culturali: nel 25% si ha una scarsa cultura digitale nell’azienda, collegata alle novità e al cambiamento e un altro 25% vede una forte riluttanza da parte dei membri dell’azienda stessa verso l’edtech.

Nel suo complesso, questo studio fa emergere chiaramente che le competenze digitali delle persone e la resistenza al cambiamento rappresentano i principali ostacoli. Affrontare tali sfide richiede un impegno collettivo per garantire una transizione graduale verso un'educazione digitale efficace e sostenibile.

Il 2023 si conclude come un anno cruciale per l'evoluzione dell'educazione, dove l'innovazione tecnologica e la volontà di superare le sfide culturali possono portare a un sistema educativo più adattabile e inclusivo.

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Tommaso Fatichidi Tommaso Fatichi   

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