"Le macchine intelligenti sono già più creative degli uomini ma noi abbiamo un altro punto di forza" 

Tiscali Notizie ha parlato di Intelligenza Artificiale con Domenico Rosaci, professore associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria

'Le macchine intelligenti sono già più creative degli uomini ma noi abbiamo un altro punto di forza' 
"Girl's black and white collared shirt" di 0fjd125gk87 (fonte Pixabay)

Il rilascio della versione beta di ChatGPT, l’intelligenza artificiale generativa sviluppata da OpenAI ha riacceso l’interesse verso questa tecnologia dirompente. Secondo alcuni ci troviamo di fronte ad un nuovo punto di svolta della storia paragonabile all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg o all’avvento di Internet. Per capire meglio cosa sta succedendo abbiamo sentito un esperto in materia, Domenico Rosaci, professore associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Professore, ChatGpt risponde a qualsiasi domanda, scrive poesie e programmi informatici. Come è possibile questo "miracolo"?
“E’ sempre e solamente il risultato della capacità di calcolo, non cambia niente. Le AI generative sono una evoluzione del data mining, una tecnica sviluppata già a partire dagli anni ’90 del secolo scorso che come finalità aveva proprio l’obiettivo di generare nuova conoscenza dall’analisi dei dati. Nel corso degli anni l’aumento della potenza di calcolo ha permesso lo sviluppo di reti neurali sempre più grandi e complesse capaci di capire il linguaggio, produrre frasi di senso compiuto o generare opere d’arte. La creatività umana non è puro calcolo, questo differenzia un uomo da una macchina. Ma se ci concentriamo solo sul risultato finale non c’è dubbio che le creazioni delle macchine sono ormai paragonabili o addirittura superiori a quelle degli uomini”. 

Quadro creato dall’applicazione di intelligenza artificiale generativa DALL-E basato sul celebre dipinto La Lattaia di Veermer, utilizzato con successo da Nestlè in una campagna pubblicitaria di grande successo realizzata in Francia

La creatività dell’intelligenza artificiale replica solamente modelli già esistenti nei dati che utilizza o è in grado di produrre anche opere nuove ed originali come fa l’essere umano? 
“In realtà anche la nostra creatività si basa sulle esperienze del passato. Un pittore che produce una nuova opera d’arte parte comunque dalle creazioni precedenti. L’uomo assembla delle cose esattamente come fa l’intelligenza artificiale che tuttavia può assemblare più elementi di quanto può fare un essere umano con una velocità ancora maggiore”. 

Molti temono che applicazioni come ChatGPT possano avere come conseguenza la cancellazione di posti di lavoro anche in ambito creativo. E’ un rischio reale?
"Più che un rischio c’è quasi la certezza che avvenga ma a favorire questo passaggio contribuirà anche il modello culturale in cui viviamo”. 

Cosa intende esattamente?
“Che oggi prevale la produzione e il consumo di prodotti culturali standard che come obiettivo hanno l’intrattenimento e non lo stimolo della riflessione o del pensiero critico. Nella produzione di questo tipo di prodotti l’intelligenza artificiale è di molto superiore all’essere umano. Il problema dunque non è ciò che sta diventando l’intelligenza artificiale ma ciò che sta diventando l’uomo”. 

A proposito di intrattenimento, molti film di fantascienza, come per esempio Matrix, si basano su una distopia terribile: le macchine soppianteranno l'uomo e prenderanno il controllo del mondo. È solo fantasia o uno scenario futuro realistico? 
"Assolutamente realistico. Le macchine già oggi sono in grado di  prendere decisioni in modo autonomo e proattivo e potrebbero tranquillamente governare il mondo".

Il pericolo della singolarità tecnologica dunque esiste? 
"Se l’uomo mette le macchina a gestire attività vitali, di grande importanza, e non si riserva il controllo su di esse, la situazione può indubbiamente sfuggire di mano. Prendiamo per esempio un'applicazione già esistente, quella delle auto a guida autonoma. Se deleghiamo il controllo interamente alla macchina possiamo andare a schiantarci senza poter intervenire".

Nonostante i grandi progressi e i rischi da lei descritti l’intelligenza artificiale continua a non avere una coscienza. L’uomo sarà mai in grado di produrre una AI senziente? 
"E’ una vecchia questione che suscita molto interesse e dibattito. Alla base c’è un problema di tipo filosofico: cosa si intende per coscienza?  A metà del secolo scorso il padre dell’intelligenza artificiale, Alan Turing, con il suo celebre test ha fornito un criterio per stabilire se una macchina potesse considerarsi pensante oppure no. Il test è di tipo operativo e afferma che se un essere umano conversa con un computer e non riesce a distinguere se sta parlando con un altro individuo o con una intelligenza artificiale allora quella macchina può essere considerata cosciente”. 

In realtà potrebbe essere il risultato della semplice potenza di calcolo della macchina. 
"Vero, ma Turing era un personaggio molto pragmatico che si concentrava sul risultato ovvero su quello che si percepisce. Se parliamo con un nostro amico come possiamo essere sicuri che sia cosciente? Come possiamo escludere che sia anch’esso un robot? Ed in effetti anche noi esseri umani siamo delle macchine biologiche. Per Turing la coscienza è semplicemente il prodotto. Questa visione non è diversa da quella che aveva Omero secondo cui un uomo era semplicemente un corpo animato che si muoveva. Il limite delle macchine emerge invece se la coscienza viene interpretata come esistenza di una psiche nel senso platonico del termine. Ovvero nella facoltà dell’essere umano di andare oltre il semplice pensiero logico matematico, provare emozioni e utilizzare l'intuito per accedere a livelli di conoscenza superiori. Tutto questo è precluso alle macchine e questa è la grande differenza tra noi e loro".

Dunque il modo migliore per prepararci ad affrontare l'era delle macchine è rileggere (e comprendere) il Mito della Caverna di Platone? 
"Assolutamente sì, dovremmo tutti ripartire da lì, per tornare ad apprezzare il valore dell'intuizione, che costituisce il principale elemento della vera creatività, e che una macchina non possiede".

Il mito della caverna di Platone descrive un gruppo di persone che vivono in una caverna e sono incatenate in modo tale che possono solo guardare una parete di fronte a loro. Dietro di loro c'è un fuoco e oltre il fuoco c'è una via di fuga verso la luce del sole. Gli abitanti della caverna considerano le ombre proiettate sulla parete di fronte a loro come la realtà, ma uno di loro riesce a liberarsi e scopre che la vera realtà è fuori dalla caverna. Questo mito rappresenta una metafora per l'ignoranza umana e la ricerca della verità e della conoscenza (spiegazione creata da ChatGPT)

Con ChatGPT l'intelligenza artificiale cambia il mondo per sempre: il test del SIDI in esclusiva per Tiscali News