Un esperimento per raccontare quanto poco le aziende conoscano l’influencer marketing, le sue possibilità e i suoi rischi

Federico Spinelli, consulente di web marketing, ha dato il via ad un esperimento per dimostrare quanto sia facile guadagnare con un account fake e quanto le aziende non siano completamente informate sul fenomeno del (fake) influencer marketing

Federico Spinelli
Federico Spinelli

YouTube è una piattaforma che permette, attraverso la pubblicazione e la fruizione di video, di condividere nuove informazioni che vanno a validare o a smentire i trend. Sono video informativi, girati con diversi format a seconda del creator che li pubblica che raccontano un punto di vista su una tematica particolarmente in voga. Alcuni di questi video sono propriamente degli esperimenti sociali, documentati e ben confezionati che svelano un retroscena di cui solo gli addetti ai lavori di una determinata area di competenza possono conoscere.

Federico Spinelli, 26 anni, dopo un diploma negli Stati Uniti, ora è un libero professionista nel campo del web marketing, specializzato nel marketing strategico con l’utilizzo di Instagram, autore di un libro sul tema e appassionato di influencer marketing, ha fatto proprio questo: creare un esperimento che potesse validare la sua teoria. Ciò che voleva dimostrare è che le aziende conoscono poco sia le potenzialità che le dinamiche che intercorrono utilizzando strategie di influencer marketing.

Ecco perché, con la videocamera in mano, ha preparato e realizzato il suo esperimento: creare un fake influencer e vedere se fosse riuscito ad ottenere degli ingaggi utilizzando ciò che mette in pratica ogni giorno con i suoi clienti (con cui utilizza veri influencer, però). L’intero esperimento è stato registrato e caricato su YouTube e grazie all’integrazione di una strategia di Digitalpr ha avuto un grande seguito mediatico che ha portato Federico Spinelli a parlarne anche nelle reti nazionali. 

Più che una questione di bot, una questione di soldi mal investiti

Tutti vorremmo che parlassero di noi, del nostro lavoro, dei nostri prodotti e dei nostri servizi ed è per questo che l’influencer marketing ha avuto un boom negli ultimi anni, perché gli influencer, quelli veri, danno la reale possibilità di influenzare le scelte di acquisto degli utenti che fanno parte delle loro community. Tutto questo ha un costo ma soprattutto un rischio che deve essere valutato su due linee differenti: bisogna affidarsi ad un professionista del settore e bisogna lavorare con influencer veri, reali, che hanno costruito nel tempo un seguito fedele. 

Il problema è che spesso, per mancanza di fondi da investire, le aziende prendono la via più economica e realizzano una strategia di influencer marketing altamente fallimentare perché vedono nei grandi numeri dei follower degli influencer una certezza di successo e chi invece è un addetto ai lavori, conosce perfettamente che quel numero deve essere prima analizzato insieme ad altri fattori per essere ritenuto valido. Federico Spinelli, che con Instagram e gli influencer ci lavora, ha creato un fake influencer, Mysterious Guy, da 90mila follower e ha tentato di fargli trovare degli ingaggi. 

Dopo aver investito circa 300 euro per la creazione della fan base dell’account attraverso azioni non illecite ma non etiche come bot, acquisto massivo di follower, like e commenti, ha scritto a 20 aziende per presentare il suo account e chiedere una collaborazione. Sotto pagamento, ovviamente. Quattro di queste aziende hanno accettato, il 20% del totale. E sempre filmando tutto, Federico Spinelli con l’aiuto di Massimo Turco, esperto di Video Marketing Digitale, hanno visto il loro esperimento riuscire.  

Il ritorno dell’investimento e la necessità di un secondo fake influencer

Le quattro aziende che hanno accettato la collaborazione con Misterious Guy, il fake influencer creato da Federico Spinelli, hanno offerto prodotti del valore totale di 3mila euro: un ritorno del 900% in più dell’investimento fatto inizialmente per la creazione e per la crescita del profilo, se solo li avesse accettati. 

Tuttavia, Mysterious Guy non rappresentava una nicchia di mercato “complessa” come lo è ad esempio quella del food. Per questo, la seconda parte dell’esperimento consisteva nel creare un secondo fake influencer, Ciccio Food Blogger, che nonostante i suoi 11mila follower è riuscito ad ottenere inviti a cena in ristoranti anche importanti, senza spendere un euro. 

L’intero esperimento è possibile rivederlo sul canale YouTube di Federico Spinelli in cui spiega passo, passo, non solo le motivazioni sui perché dell’esperimento ma anche sulle modalità e sulle operazioni fatte per far sì che Mysterious Guy diventasse un (fake) influencer con un utile di 3mila euro in poche settimane dalla sua attivazione. 

La strategia di DigitalPr e cosa le aziende dovrebbero imparare dall’esperimento

L’esperimento è riuscito ma l’ultimo step era far sapere dei risultati ottenuti che mostravano una evidente non conoscenza del trend dell’influencer marketing da parte delle aziende che hanno regalato prodotti a chi, fondamentalmente, era un progetto di laboratorio e non un reale investimento su cui puntare. Ecco perché Federico Spinelli ha sviluppato insieme a dei professionisti del settore, una strategia di DigitalPr per raccontare ai media di settore ciò che aveva creato e quali risultati aveva ottenuto. 

Grazie a queste interviste ha potuto dare maggiore rilevanza al suo esperimento con l’obiettivo che più persone possibili, quelle che si occupano delle attività di marketing all’interno delle aziende, potessero, grazie all’esempio di Mysterious Guy capire i due aspetti della stessa medaglia di tutta questa storia: l’influencer marketing è una strategia potenzialmente remunerativa sia per l’azienda che per l’influencer ed è, allo stesso tempo, ancora poco conosciuta.

Seguendo la serie di video pubblicati su YouTube, infatti, ci sono oltre agli spunti (non consigliati) per aumentare la propria fan base su Instagram, anche degli accorgimenti per capire se l’influencer che si vuole ingaggiare è reale o perdutamente fake. L’esperimento non vuole mettere in cattiva luce il mondo degli influencer anzi, vuole dare uno strumento in più ai decisori di queste strategie per far sì che possano interagire con reali professionisti del settore e non con dei (questa è la parola più giusta) truffatori.