Ecco perché molti lavoratori resteranno in smartworking anche dopo la fine della pandemia 

La lunga crisi economica che ci aspetta costringerà le aziende a cercare ogni possibile forma di risparmio. E sempre per lo stesso motivo crescerà ulteriormente il pericolo di una massiccia perdita di posti d lavoro a causa dell’automazione dei processi e dell’uso sempre più intenso dell’intelligenza artificiale

Ecco perché molti lavoratori resteranno in smartworking anche dopo la fine della pandemia 

Il coronavirus cambierà per sempre l’economia. Niente sarà più come prima. E’ la convinzione di molti economisti secondo cui gli effetti della pandemia non saranno transitori. Su Tiscali News ci siamo già occupati del tema riportando la previsione del direttore della MIT Technology Review, Gordon Lichfield, che per descrivere quello che accadrà ha coniato il neologismo Shut in Economy ovvero Economia Rinchiusa, con riferimento al fatto che per lungo tempo il distanziamento sociale cambierà profondamente interi settori economici (vai alla storia

L'analisi di Rampini 

Un’altra analisi molto interessante su quello che accadrà l’ha fatta, sulle pagine di la Repubblica, Federico Rampini, giornalista e saggista, profondo conoscitore dell’economia digitale grazie alla sua esperienza diretta della Silicon Valley, dove è stato corrispondente dal 2000 al 2004. Secondo Rampini saranno proprio le nuove tecnologie a ridisegnare profondamente il mondo post virus. L’impatto però non sarà limitato solamente ad un boom del commercio elettronico, già evidente in queste settimane con Amazon addirittura costretta a mettere un freno alle proprie vendite online(leggi la storia). Ciò che secondo il giornalista di la Repubblica cambierà sarà il modo in cui le aziende organizzeranno i processi produttivi.

Investimenti in AI e automazione 

“Ci troviamo di fronte ad un elettroshock che costringe a bruciare le tappe della modernizzazione” ha spiegato. E non è un caso dunque che le imprese americane stiano già pesantemente investendo in “intelligenza artificiale e automazione”. Per quale motivo? “Perché – ha spiegato Rampini – vogliono essere pronte a gestire la contabilità e l'amministrazione senza forza lavoro umana. Vogliono poter smaltire operazioni correnti, dal pagamento di stipendi e fornitori all'invio di fatture, anche quando gli uffici sono vuoti”. Il noto giornalista ne è certo: “Il post-pandemia aprirà una nuova fase anche nella storia dell'economia”.

Il gigantesco esperimento del telavoro 

E uno degli esempi citati nell’analisi è lo smartworking. “Stiamo vivendo – ha osservato - un gigantesco esperimento di lavoro a distanza. Il mondo intero sta prendendo le misure di questa realtà, quand'anche saranno levate tutte le restrizioni e i divieti, quand'anche saremo tutti immunizzati e torneremo a circolare con fiducia, non torneremo mai più alla situazione precedente”.

La necessità di risparmiare 

Dietro l’affermazione del telelavoro la necessità delle aziende di risparmiare il più possibile perché “lo scenario di fondo” che ci aspetta “è quello di una prolungata depressione”. “Qualsiasi amministratore di un'azienda medio grande – ha proseguito - si farà due conti. Quanto può risparmiare cancellando una certa percentuale di viaggi di lavoro, di costose trasferte in aereo, con alberghi e taxi e ristoranti fuori sede. E questo è solo il primo strato di pellicola che si può scartare dalla cipolla dei costi fungibili. Poi viene il grosso. Quanto si può risparmiare se una quota percentuale rilevante della forza lavoro continua a lavorare da casa per sempre: spese di affitto degli uffici, di mobilio, di pulizie e di vigilanza degli immobili”.

La stima dei risparmi da smartworking 

Sui risparmi derivanti dallo smartworking esistono già degli studi economici, come spiegato a Tiscali News da Massimo Gatti di Expense Reduction Analysts, società di consulenza internazionale, specializzata nella ottimizzazione dei costi aziendali (vai alla storia). 

Una tragedia per interi settori  

Tutto bello secondo Rampini? Assolutamente no. “Questo tipo di rivoluzione organizzativa sarà una tragedia per interi ambiti dell'economia, dal trasporto aereo agli hotel e ristoranti” e negli altri settori “tante aziende dovranno affrontare il salto verso lo smart-working, volenti o nolenti, per sopravvivere in un'era di risorse scarse”.

L'esito incerto del nuovo modello organizzativo 

“Può essere – ha concluso il giornalista -  un modo iper-efficiente di riorganizzare l'attività in molti settori, oppure può rappresentare una regressione spaventosa, verso un modello low-cost ma anche gravato da bassa produttività. Dove ci si adatta a spendere meno, produrre meno, con bassa efficienza. Tutto dipende dalla capacità del management di ripensare il modo di lavorare; di formare la manodopera. E dipende infine da esternalità su cui l'azienda non ha il controllo: l'alfabetizzazione digitale della popolazione, la disponibilità di wi-fi ovunque”.

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