[Intervista] "Durante la pandemia l'ecommerce è cambiato profondamente. Ecco come"

Tiscali News ha sentito Stefano Di Loreto, business manager AVASK Italia e Spagna

[Intervista] 'Durante la pandemia l'ecommerce è cambiato profondamente. Ecco come'
Foto Pixabay

La pandemia Covid 19 ha rivoluzionato la vita delle persone e ha reso ancora più rilevante il ruolo delle tecnologie digitali. Per cause di forza maggiore alcune attività come lo smartworking sono state “sdoganate” altre invece come il commercio elettronico sono ulteriormente cresciute. Per capire cosa è successo nel mondo dell’ecommerce Tiscali News ha sentito un esperto in materia, Stefano Di Loreto, business manager AVASK Italia e Spagna, società di consulenza specializzata nelle soluzioni di espansione per i venditori online e nella tassazione internazionale.

Partiamo da una fotografia generale, quale è lo stato dell’arte attuale del commercio elettronico?

"L'ecommerce è cresciuto di oltre 2 volte durante la pandemia. Con i negozi chiusi i consumatori dovevano trovare un modo per fare acquisti e le piattaforme digitali hanno soddisfatto questa necessità. Il 2022 vedrà il fatturato mondiale superare la soglia dei 5 mila miliardi di dollari e per i prossimi tre anni il settore continuerà a crescere a due cifre”.

Cosa acquistano i consumatori?

“Praticamente tutto: vestiti, cibo, bevande, prodotti per la casa, per la salute e la bellezza, elettronica di consumo. Il settore alimentare è quello che sta registrando i tassi di crescita più alti”.

In che modo vengono effettuati gli acquisti?

“In media il 54,79% viene effettuato con il mobile, ovvero con il telefonino. Gli acquisti da desktop sono il 42,73% e infine quelli da tablet il 2,48%. E’ interessante notare però che in Africa e Asia si riscontrano picchi del traffico mobile fino al 64%. Non ci sono sostanziali differenze invece tra i consumatori europei e quelli nord americani”.

Come è lo stato di salute dell’ecommerce in Italia?

“Siamo partiti in ritardo rispetto agli altri principali paesi avanzati ma anche da noi ormai la spesa media per e-shopper è significativa e pari a 1.608 euro all'anno. C’è però un dato negativo sul quale dovremmo tutti riflettere”.

Quale è?

“Che la stragrande maggioranza degli utenti acquista tramite marketplace stranieri. Addirittura il 95% utilizza Amazon, il 46% eBay, il 45% Zalando”.

Questo significa che alle aziende italiane resta poco della grande torta dell’ecommerce?

“Nonostante la crescita del fenomeno, in Italia meno del 15% delle imprese guadagna almeno un euro su cento dall’ecommerce. Questo dato parla chiaro: le nostre aziende sono in difficoltà di fronte ai cambiamenti in corso nelle modalità di vendita". 

Torniamo alla pandemia. Ha inciso solo sui volumi di vendita o anche su altri aspetti?

“Abbiamo riscontrato due grandi cambiamenti. Il primo è che per una serie di ragioni è venuta meno la fedeltà ai marchi. Più dell’80% dei consumatori ha riferito di aver acquistato un brand diverso dal solito”.

La seconda novità?

“Il ruolo sempre più rilevante dei social media che hanno aggiunto funzioni commerciali per consentire ai propri utenti di cercare e acquistare prodotti senza mai lasciare la piattaforma. L’integrazione tra social media e siti di ecommerce è sempre più stretta e questo ovviamente si riflette nelle abitudini dei consumatori. Per esempio, la maggioranza dei Millennial e della Gen Z pensa ormai che le piattaforme dei social media siano luoghi migliori per conoscere nuovi prodotti rispetto alla ricerca online”. 

Questi cambiamenti sono transitori o strutturali?

“Assolutamente strutturali e dunque destinati a permanere e radicarsi. La pandemia ha trasformato profondamente il mindset e le preferenze dei consumatori”.

Stefano Di Loreto