L'avvocato di domani è innovativo: la giurisprudenza diventa digitale. L'intervista ad Antonio Ravenna

Il futuro della giurisprudenza spiegato da Antonio Ravenna, content creator che approfondisce i temi legati all'innovazione legale come il Legal Tech e il Legal Design

Antonio Ravenna
Antonio Ravenna

Appassionato di innovazione e comunicazione, Antonio Ravenna,  fondatore del progetto Lex by Design, volto ad approfondire i temi legati all’innovazione legale come il Legal Tech e il Legal Design, ha lavorato per 8 anni come content creator e, nel 2016, ha lanciato con tre soci una startup nel campo dell’Augmented Reality, vincendo anche un primo finanziamento.

Nel frattempo, presa la laurea in Giurisprudenza, ha iniziato a studiare il GDPR con una tesi di ricerca prima che questo entrasse in vigore e successivamente ha iniziato la sua carriera in giurisprudenza in uno studio legale internazionale per occuparsi specificamente di Privacy e Data Protection.

Qui ha avuto la fortuna di occuparsi di progetti connessi all’innovazione: Intelligenza Artificiale, IoT e Automotive, per citarne alcuni, nonché marketing basato sui dati (come nel caso dell’AdTech). Questo lavorare con l’innovazione e la sua innata curiosità lo hanno portato a fondare Lex by Design, un modo per raccontare il futuro del mondo legale e tracciare gli scenari.

1. Giurisprudenza e digitale: quali sono i limiti e le possibilità di oggi?

Il mondo in cui viviamo è fortemente caratterizzato dalla presenza del digitale. Ciò, chiaramente, non può che avere un impatto anche sul mondo degli avvocati e dei consulenti legali in generale. 

In primo luogo, il consulente ha la necessità di capire sempre meglio il terreno in cui si muove. Ad esempio, non si può pensare di fare consulenza sull’Intelligenza Artificiale senza comprendere i meccanismi e i principi che ne stanno alla base. O ancora, allo stesso modo, pensiamo al consulente privacy che si trova a dover analizzare il sito web di un cliente. Conoscere i concetti basi del codinge le strutture dei framework di creazione dei siti può sicuramente agevolarlo nel suo lavoro di consulenza.

Del resto, come si può essere proattivi nell’aiutare il cliente se non si conoscono gli strumenti con cui questi opera? Non solo però. Imparare ad utilizzare gli strumenti digitali può offrire importantissimi vantaggi anche nella creazione di servizi legali innovativi.Quello che oggi chiamiamo Legal Tech, ossia l’insieme di tecnologie e software utilizzati per offrire servizi legali disruptive (o almeno, così intesi).

Parlando di innovazione legale però non bisogna necessariamente pensare, ad esempio, all’Intelligenza Artificiale applicata all’analisi di un contratto.L’innovazione passa anche da un approccio diverso alla creazione del contenuto legale e del documento. Abbracciare una visione human-centric e utilizzare strumenti mutuati dall’User Experience per fornire servizi più semplici e intuitivi per i clienti.

Adottare il così detto Legal Design: una metodologia che rimette l’utente al centro anziché l’avvocato, utilizzata per spiegare concetti legali complessi in maniera semplice ed efficace. Anche abbandonando il “legalese”, sofferto già dai tempi dell’Azzeccagarbugli.

2. A tuo avviso, perché l'avvocatura ha necessità di abbracciare il Legal Tech e il Legal Design?

Credo si tratti di una evoluzione naturale della professione. Mi sembra anacronistico pensare che tutto evolva mentre la professione legale possa rimanere uguale a sé stessa.

I clienti sono abituati ad utilizzare strumenti digitali complessi. In qualità di utenti, poi, sono avvezzi ad una velocità di reazione elevata e ad ottenere feedback il più rapidamente possibile. Questa concezione si riflette e trasmette anche nel rapporto con il consulente, che deve essere sempre più integrato all’interno della struttura del cliente e deve necessariamente ragionare come lui. 

Per essere sempre più rapido ed efficiente, l’avvocato ha bisogno quindi di appoggiarsi alla tecnologia, ed è qui che entra in gioco il Legal Tech. L’utilizzo delle tecnologie, per altro, permette all’avvocato di demandare al computer operazioni ripetitive e automatiche, permettendogli di concentrarsi sulle attività a valore aggiunto veramente importanti per il cliente.

Un approccio basato sul Legal Design, invece, aiuta il legale a sviluppare i propri servizi avendo l’utente finale in mente sin dall’inizio. Questo gli permetterà di semplificare i propri documenti e di renderli ancor più efficaci e intuitivi. Prendiamo ad esempio le procedure interne per l’azienda in ambito privacy. È inefficiente per il cliente dotarsi di procedure formalmente impeccabili se poi chi deve applicarle in azienda deve passare ore a decifrarle.

Con il Legal Design è possibile pensare ad approccio visual, anche tramite l’utilizzo di icone e video, per accompagnare l’utente finale (che non necessariamente è un legale) nell’applicazione della procedura. Si ottiene così un documento pratico, si raggiunge l’obiettivo e si avvicina il diritto alle persone. O ancora, ad esempio, per quest’ultima edizione del “The Financial Times Innovative Lawyers – Global Legal Hackathon Challenge” ho creato un set di illustrazioni pensate per essere inserite all’interno delle informative sulla privacy relative al trattamento dei dati personali nell’ambito dell’emergenza COVID-19.

Queste illustrazioni hanno lo scopo di aiutare l’utente a navigare più facilmente dentro l’informativa sulla privacy e a capire meglio le attività di trattamento e i suoi diritti sui dati. Saranno rese disponibili con licenza gratuita a organizzazioni, non profit e enti pubblici.

3. Chi è l'avvocato di domani? Quali strumenti ha a disposizione?

L’avvocato “classico” esisterà sempre. Utilizzerà la tecnologia messa a disposizione dal mercato, ma si tratta di una semplice evoluzione tecnologica inevitabile. Insomma, non usiamo più le macchine da scrivere, certo, ma non per questo l’uso del computer in sé è sintomo di innovazione.

Dando uno sguardo a quello che succede nel mondo, però, credo che gli si affiancheranno altre figure più trasversali. Penso ad esempio al Legal Designer, che si occupa di creare documenti legali semplificati da affiancare ad esempio a un contratto, o di creare e modellare i servizi legali in ottica utente. Non a caso, in Canada e Olanda c’è chi fa riferimento alla Legal User Experience.

O ancora al legal project management, per la gestione dei matter legali in ottica manageriale pura. Gli strumenti, poi, saranno frutto del mercato di riferimento. E perchè no, con un po’ di skill di coding l’avvocato del futuro potrà anche strutturarsi i propri. 

4. Cosa suggeriresti alle future generazioni di avvocati per essere pronti al cambiamento?

Non mi sento propriamente nella posizione paternalistica di poter dar consigli agli altri. Del resto, il futuro è incerto ed è tutta una scommessa. Quel che posso fare, al massimo, è suggerire quello che credo funzioni per me. Prima di tutto, essere curiosi. Le competenze richieste sembrano sempre più trasversali. 

Continuare ad imparare e a “rubare” da settori completamente diversi arricchisce e, soprattutto, aiuta il pensiero laterale e la capacità di risolvere i problemi in modi inaspettati. Acquisire metodologie differenti, inoltre, aiuta a creare un dialogo più semplice con figure diverse dai legali.

Parlare con un programmatore è tutt’altra cosa che parlare con un giurista e a volte tendiamo a “chiuderci” tra di noi. Non credo sia positivo!

Infine, l’imperativo di fondo, almeno per me, è semplice: provare, provare e riprovare ancora. Non tutti i tentativi saranno un successo, né ogni cosa realizzata sarà magari esattamente come la si aveva in mente. Ma è solo provando che si migliora, si capiscono i propri limiti e, magari, si superano.