[Intervista] "Personal brand, vi spiego perché è il momento di mettere sui social la propria faccia"

Cosa vuol dire fare personal branding e i consigli di chi ne ha tratto dei vantaggi

Steven Lo Presti
Steven Lo Presti

C’è chi estremizza dicendo che “se non lo posti, non è mai successo” ma per quanto estrema, si tratta fondamentalmente di una verità in linea con i tempi. Essere online, condividere esperienze, successi (e anche insuccessi), ambizioni, traguardi e crescita personale vuol dire esporsi, vuol dire essere di fronte potenzialmente a un grande pubblico.

E quando a quel pubblico viene dato qualcosa che gli interessa, che sente suo, vicino, in linea con i propri desideri (e problemi) che allora scatta il mi piace, il segui, il “voglio tutte le sue notifiche”. 

Questo è il fare personal branding: la narrazione della propria storia, del proprio lavoro, del proprio quotidiano che si raccorda con le storie di altri, i cosiddetti follower. Proprio la creazione di una connessione tra il singolo utente e gli altri crea la rete, il network, un gruppo di persone unite da dettagli che trovano comuni tra loro.

Sono aumentati i casi di successo di persone che raccontando la loro storia hanno ricevuto consensi, collezionato premi e avuto un successo enorme grazie ai social network, semplicemente raccontando il loro percorso (e con un talento innato nella comunicazione). 

La storia di Norma Cerletti, conosciuta come Norma’s Teaching, o quella di Cristina Fogazzi, la celebre Estetista Cinica, sono due esempi validi di come raccontando il proprio lavoro, mostrando ciò che si sa fare, si cattura l’attenzione di persone simili, che si rivedono in quelle storie e dunque iniziano a seguirle anche per capire come poter raccontare la loro.

Ma per capire al meglio il fare personal branding e i suoi benefici, Tiscali Innovazione ha intervistato Steven Lo Presti, giovane influencer e imprenditore under 30, co-autore di un corso proprio sul tema.

A tuo avviso, quali barriere impediscono alle persone di fare personal brand? E come superarle?

Quando parlo di social media marketing spesso mi ritrovo a fare filosofia: iniziare a pubblicare sui social media non ha che fare soltanto con il contenuto, con il rapporto con gli algoritmi o con lo stile comunicativo. La barriera all’entrata è eretta dalla nostra stessa mente. Giudizio degli altri, paura di fallire, voglia di succedere nel breve periodo, sono tutti fattori che remano contro la buona riuscita della costruzione di un personal brand influente. Il segreto, dunque, è quello di iniziare a pubblicare per il puro piacere di farlo. Strategicamente si, ma senza aspettative, soprattutto se la pubblicazione non è coadiuvata da un esborso economico in advertising. Divertirsi e avere genuino interesse nell’aiutare/intrattenere/educare gli altri, sono altri due fattori imprescindibili.

Non è necessario che tutti facciano personal brand ma quali sono i profili professionali che potrebbero necessitarne maggiormente?

La parola personal brand viene romanzata più di quanto si dovrebbe, a tal punto da essere vista come una possibilità. Il fatto è che tutti noi abbiamo già un personal brand. Il nostro personal brand, per italianizzare il termine, non è null’altro che la nostra reputazione. Fare personal branding online significa, dunque, esporsi a un’audience più grande, in modo da allargare la cerchia di conoscenti che condividono le nostre stesse passioni e che sono interessati a ciò che abbiamo da dire. Costruire il proprio personal brand attraverso i social media è un incredibile esercizio di leadership, lo trovo formativo e affascinante. Per rispondere alla tua domanda: tutti possono e dovrebbero lavorare sul proprio personal brand, ma ci sono persone che dovrebbero farlo più di altre. Stando a una ricerca di CareerBuilder, il 70% dei recruiter scansione i profili social dei candidati. A parità di curriculum e di profilo psicologico, non credi che un recruiter sia più incline a scegliere un candidato attivo sui social media, che porti valore alle persone che lo seguono nel suo campo di riferimento? Avere un personal brand strutturato rappresenta un vantaggio competitivo incredibile anche nel mondo dei liberi professionisti. Un personal trainer che condivide il suo sapere online, aiutando così le persone, ha molte più probabilità di acquisire un cliente rispetto a un personal trainer che non si espone sui social network. Così vale un po’ per tutte le figure professionali, nonché per le aziende.

Nel tuo corso spieghi che bisogna dare al proprio pubblico tutti i propri segreti sulla materia di cui trattano. Come superare la sindrome dell'impostore?

Bella domanda. Come superare la sindrome dell’impostore è un qualcosa su cui lavoro costantemente, nonostante abbia pubblicato 332 post sul mio profilo personale. Qualche mese fa ho lanciato The Patient Investor, un corso dedicato a chi vuole iniziare a investire i propri soldi. Prima di lanciarlo ero spaventato, nonostante sapessi di aver inserito tanto di quel valore al suo interno e fossi sicuro della qualità del prodotto. Poi, dopo aver venduto oltre 400 copie e ricevuto decine di incredibili feedback positivi, mi sono rassicurato. Che voglio dire con questo? Che in fin dei conti siamo esseri umani e necessitiamo della validazione da parte delle altre persone. Lavorare affinché questa diventi sempre meno importante per noi è la cosa più giusta da fare. Da quando pubblico sui social media mi è stato chiesto più volte che ne pensassi del fatto di condividere riguardo argomenti già trattati da tante altre persone. “Il mercato è saturo”, viene spesso ripetuto. Ma c’è sempre un fattore che viene omesso: la gente si affeziona a noi come persone oltre che ai nostri contenuti. Si affeziona alla nostra filosofia e al nostro stile comunicativo. Sono sempre più convinto che, poiché pubblicare online significa esporsi al giudizio degli altri (spesso quelli che non combinano nulla), le persone cercano qualsiasi tipo di alibi per annegare l’idea di iniziare un percorso sui social media. “Il mercato è saturo”, “non ho la giusta attrezzatura”, “devo prima studiare per bene”, “vorrei perfezionare le mie skill”. Alibi.

Follower fidelizzati. Nel tuo corso spieghi come aumentare la propria follower base anche per chi è all'inizio. Qual è il modo principale di catturare la loro attenzione?

Dipende molto dalla piattaforma dove gli utenti stanno consumando i contenuti. Instagram, per esempio, non è una piattaforma di content discovery: se hai un problema che devi risolvere, come ad esempio capire come si fa il nodo alla cravatta, non lo cerchi su Instagram. Molto probabilmente cercherai su YouTube o al massimo su Google. Ciò significa che Instagram non premia SEO o contenuti educativi, tantomeno spinge i contenuti in maniera organica (se non tramite la più recente implementazione, i reel). Dunque, poter arrivare agli occhi di chi non ci segue già è necessario creare contenuti condivisibili, che girano tra le storie delle persone, e di catturare l’attenzione delle persone che scrollano incessantemente il feed. Il scrolling è passivo e si arresta nel momento in cui gli occhi vengono colpiti da una parola, un immagine o un complesso di colori particolare. A me, nei contenuti in formato carosello, piace applicare quello che chiamo la “tecnica del gancio”: un titolo che possa interessare le persone che mi seguono e persuaderle a continuare a leggere. Per applicare questa tecnica al meglio è imperativo conoscere bene le persone che ci seguono, parlare con loro, capire quali sono i loro problemi, le loro passioni e i motivi per cui ci seguono. Parlare con loro e chiedere feedback è un buon modo per capire tutto ciò e per instaurare una connessione empatica con loro.

Sui social network gli algoritmi cambiano in fretta. Quali saranno secondo te i trend del futuro per fare personal brand?

Il marketing, soprattutto quello digitale, è una disciplina dinamica: ciò che funziona oggi potrebbe non funzionare domani. Quali sono i trend del futuro non lo so, ma cerco sempre di capire come poter continuare a dare valore alla mia audience. Il focus dovrebbe essere su questo, non tanto sulla crescita, soprattutto se hai già uno zoccolo duro di persone che ti seguono. Vedo tanta gente che ha iniziato a fare reel sfruttando il trend e non c’è nulla di male in tutto ciò, se non fosse che la qualità dei loro contenuti è crollata repentinamente. Rinunciare alla qualità per inseguire un trend e raggiungere un migliaio di follower in più, non è mai uno scambio saggio. Personalmente preferisco sempre rimanere old school continuando a dare il massimo affinché le persone non si stufino di leggere ciò che ho da dire. Alcuni trend vanno e vengono, garantire qualità nel contenuto è un trend che non dovremmo mai smettere di cavalcare!