Cosa cercano le nuove generazioni al lavoro? I risultati di uno studio sono sorprendenti

Da una ricerca condotta dall'Osservatorio OneDay è emerso che sono tre gli elementi più importanti delle nuove generazioni di professionisti: avere un mentor, poter lavorare da ovunque si voglia e avere uffici totalmente rivisitati rispetto a quelli tradizionali

I risultati dell'Osservatorio di OneDay

Le future generazioni di professionisti formate da neolaureati e giovani alle prime esperienze sono entusiasti dello smart working, ma non nella sua accezione di lavoro da remoto. Per i giovanissimi, lo smart working deve fare rima con autonomia e flessibilità, ovvero le caratteristiche fondamentali della loro azienda dei sogni. Non vogliono perdere il contatto con l’ufficio, a patto che gli spazi vengano ripensati in modo da incentivare la condivisione, la creatività e i momenti di convivialità. 

I giovani, che spesso ricoprono ruoli più junior all’interno dell’azienda, sono preoccupati per la formazione: per poter imparare è fondamentale il confronto spontaneo e la possibilità di lavorare vicino ai manager e colleghi più esperti. Si ricerca dunque una figura che sia d’aiuto per la propria crescita professionale e non solo un collega che indichi cosa fare senza insegnarlo. Un mentor, praticamente.

È questa la fotografia scattata da OneDay, il business & community builder che mette le nuove generazioni al centro, nell'Osservatorio “Smart Working: il punto di vista di GenZ e Millennials” che vuole raccontare come il futuro del mondo del lavoro raccontato da coloro che stanno avendo accesso a quello che sarà una nuova modalità di vivere la professione, qualunque essa sia.

Alcuni dati del report: il 65% dei rispondenti vuole imparare a distanza e rivedere il concetto di full remote (senza rimetterci lo stipendio)

Che ci sia confusione sul reale funzionamento dello strumento dello smart working è ancora un dato di fatto: si parla di una modalità di lavoro che permette di lavorare a seconda di obiettivi stabiliti in un orario di lavoro non definito. Ciò che è importante è portare a casa il risultato nei tempi previsti: come e dove, dovrebbero essere a discrezione del dipendente. 

Sulla formazione le nuove leve sono convinti, per il 65%, che sia possibile imparare e crescere da remoto ma bisogna rivedere propriamente il concetto di full remote al fine di soddisfare i reali punti della definizione di smart working. I giovani non vogliono lavorare da casa, bensì ovunque sia possibile avere una connessione internet e i giusti strumenti per portare avanti gli obiettivi decisi dall’azienda. 

Per loro è fondamentale lavorare in un’azienda che possa dare autonomia e soprattutto orari flessibili, indicati dal 70% dei rispondenti, per vivere al meglio l’inizio della loro carriera. Tuttavia, su questo elemento sono d’accordo il 75% degli intervistati, questa nuova modalità di lavoro non deve intaccare la retribuzione.

“Abbiamo pensato di creare un Osservatorio sul tema dello Smart Working perchè ci siamo accorti che nell’enorme dibattito tra professionisti mancava l’opinione di coloro che saranno i lavoratori si domani” - commenta Gaia Marzo, Corporate Brand Director di OneDay - “Abbiamo coinvolto i pilastri del nostro business, ovvero le community, con cui quotidianamente entriamo in contatto e grazie alle quali siamo in grado di avere uno spaccato sempre aggiornato sui temi che riguardano le nuove generazioni”.