Il lavoro come riscatto dal carcere: nasce il laboratorio Tiscali. Cartabia e Colao all’inaugurazione. Rota: "Orgogliosi del progetto"

Il progetto prevede l'assunzione di 8 detenuti. La ministra della Giustizia: "Non è occupazione qualsiasi ma lavoro a tutti gli effetti. I detenuti partecipano all'innovazione del Paese"

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Rigenerare modem di rete, acquisendo una professionalità spendibile nel mondo del lavoro e rimettendosi in gioco dopo avere scontato la pena in cella. E' l'obiettivo del laboratorio inaugurato  nel carcere di Uta (Cagliari) nell'ambito di un memorandum d'intesa del Programma "Lavoro carcerario", un progetto in collaborazione con gli operatori delle telecomunicazioni per aumentare le opportunità professionali dei detenuti nei settori Tlc e Ict e favorirne il reinserimento sociale e offre loro opportunità professionali remunerate e formazione specialistica nei settori Tlc e Ict.

Un documento firmato dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia, presente nella Casa circondariale "Ettore Scalas" di Cagliari-Uta, e dal ministro per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao, in collegamento dal carcere di Torino.

"Il fatto che si parta dal carcere è simbolico - ha detto la ministra Cartabia - il lavoro è essenziale perché la Costituzione dice che la pena è orientata al reinserimento. Questa che stiamo facendo partire non è occupazione qualsiasi, non è un riempimento di ore, ma lavoro a tutti gli effetti con formazione professionalizzante. Ed è lavoro retribuito, consente di essere assunti con contratto regolare. Dove il carcere funziona e assolve la sua funzione costituzione si deve alla collaborazione con il territorio in tutti gli ambiti", ha concluso.

"La collaborazione di molte aziende private dimostra un'alta sensibilità che consentirà a molti uomini e donne di avere un'occasione preziosa per il loro futuro e reinserimento sociale. Diamo il via a un'iniziativa che potrà essere replicata anche da imprese di altri settori e porterà benefici sia alle aziende sia ai detenuti" ha aggiunto il ministro Colao

Questa iniziativa prevede che i detenuti possano lavorare anche all’esterno del carcere, per realizzare la posa e giunzione delle reti in fibra ottica. Le aziende potranno formare i detenuti attraverso corsi di sei settimane e poi impiegarli, a seguito di un processo di selezione che prevede l’adesione volontaria del detenuto, colloqui da parte degli psicologi del DAP, oltre alla delibera del Magistrato di sorveglianza. Su questo fronte sono stati individuati complessivamente 2326 detenuti con i requisiti potenziali personali e di legge in grado di lavorare anche all’esterno. La prima fase del progetto avrà carattere di sperimentazione su tre istituti che saranno in grado di formare circa 100 detenuti in sei settimane.

Le attività previste dal memorandum d'intesa del Programma "Lavoro carcerario" comprendono la rigenerazione degli apparati terminali di rete con l'adesione di Fastweb, Linkem, Tiscali, Sky, Telecom Italia, Vodafone e Windtre e un progetto di realizzazione di reti con Open Fiber, Sielte e Sirti. Sedi dei laboratori a Bologna, Cagliari, Catania, Frosinone, Lecce, Milano, Torino e Roma.

Il progetto della casa circondariale di Cagliari-Uta prevede il coinvolgimento di 8 detenuti. L’iniziativa è articolata in due fasi. La prima è costituita da un programma di formazione specialistica al cui termine sono rilasciati gli attestati con la qualifica di addetto alla rigenerazione di apparati elettronici. La seconda prevede la possibilità per i detenuti e le detenute di sottoscrivere un contratto di lavoro diretto con Linkem  e Tiscali

"Siamo particolarmente fieri e orgogliosi di contribuire attivamente all'iniziativa promossa congiuntamente dal ministero della Giustizia e il ministero per l’Innovazione Tecnologica per la valorizzazione del lavoro carcerario nel settore delle telecomunicazioni e dell’ICT" ha dichiarato Davide Rota presidente di Linkem e amministratore delegato di Tiscali. “Mi rende felice l'impegno nel progetto di coinvolgimento professionale di detenuti del carcere di Uta. E’ l’ulteriore conferma che Tiscali e Linkem sono accomunati dagli stessi valori” ha invece detto il presidente di Tiscali, Renato Soru.