Il poker è servito: dopo Meta, Amazon e Microsoft anche Google taglia migliaia di dipendenti

Il ceo Sundar Pichai ha annunciato il licenziamento via email. Tra le big tech solo Apple non ha ancora annunciato tagli del personale

Il poker è servito: dopo Meta, Amazon e Microsoft anche Google taglia migliaia di dipendenti

A novembre Meta (11 mila licenziamenti pari al 13% della forza lavoro), a inizio anno Amazon (18 mila licenziamenti pari all’1% della forza lavoro), pochi giorni fa Microsoft (11 mila licenziamenti pari al 5% della forza lavoro) e ora Google. Il poker è servito.

Per il pokerissimo a questo punto manca solo Apple, l’unica tra i 5 big tech Usa che fino ad ora non ha annunciato tagli. Bisogna però anche ricordare il dimezzamento dei dipendenti di Twitter (3500 licenziamenti) deciso da Elon Musk pochi giorni dopo l’acquisizione della piattaforma social. 

Secondo quanto riferito da Bloomberg, l'amministratore delegato di Alphabet, Sundar Pichai, ha inviato un messaggio di posta elettronica ai dipendenti con il quale ha annunciato la dolorosa sforbiciata nella controllata Google: 12 mila persone (il 6% della forza lavoro) dovranno riporre i loro oggetti personali negli ormai noti scatoloni di cartone e consegnare il badge al personale della sicurezza. 

Sundar Pichai

Sempre secondo quanto riferito da Bloomberg, Pichai si è assunto "la piena responsabilità della decisione". "Questi – ha spiegato il top manager - sono momenti importanti per affinare i nostri obiettivi, rivedere la base dei costi e dirottare i nostri talenti e i nostri capitali verso le principali priorità". Secondo Pichai Google ha "grandi opportunità davanti a sé" tra cui quella dell'intelligenza artificiale, investimento chiave su cui Big G ha iniziato a puntare.

Parole che esprimono pienamente la “ferocia” del capitalismo americano: il focus principale del management resta lo sviluppo del business, le risorse umane si tagliano senza troppi problemi appena ricavi e profitti rallentano.

Perché è importante sottolineare una cosa: le big tech americane non hanno i conti in rosso ma semplicemente non crescono come prima a causa del rallentamento economico in corso.

Nel terzo trimestre del 2022 (ultimo dato a disposizione) Alphabet ha realizzato un utile netto di ben 13,9 miliardi di dollari. Quello di Meta (sempre nello stesso periodo) è stato di 4,3 miliardi di dollari, quello di Amazon di 2,8 miliardi e infine quello di Microsoft addirittura di 17,5 miliardi di dollari.

Ma (e questo è il nocciolo del problema) a Wall Street non basta che una società guadagni una montagna di soldi. Pretende che la montagna cresca ogni anno. Gli utili di Google sono risultati in calo del 27% rispetto al terzo trimestre del 2021 e questo ha contribuito ad alimentare le vendite che per tutto il 2022 si sono abbattute in generale su tutte le big tech Usa.

Su base annuale le azioni di Alphabet hanno perso il 28,6%, quelle di Amazon il 34,33%, quelle di Microsoft il 21,66% e infine Meta (la più tartassata) il 55%.

La flessione in Borsa ovviamente non piace agli azionisti e penalizza le stock option dei top manager. Far risalire le quotazioni azionarie è dunque la vera priorità e pazienza se per fare questo è necessario mandare a casa migliaia di dipendenti.