[Intervista] Privacy da tutelare: tutto quello che Google sa di noi e che anche noi dovremmo sapere

Tiscali News ha sentito Luca De Berardinis, uno dei massimi esperti italiani sul funzionamento dell’algoritmo del noto motore di ricerca

[Intervista] Privacy da tutelare: tutto quello che Google sa di noi e che anche noi dovremmo sapere

Mai come oggi per i cittadini è stato importante capire come tutelare la propria privacy. Da parte di tutti i principali giganti digitali (nessuno escluso) è in corso una massiccia raccolta di informazioni che ci riguardano. Dati su quello che facciamo online (ovvero in rete) ma non solo. Tra le aziende che attirano critiche sul fronte della tutela della privacy c’è anche Google, azienda nata come motore di ricerca sul web ma che nel tempo è diventata un vero e proprio colosso presente in una moltitudine di settori. A fine 2018 la holding finanziaria di Google, Alphabet, è risultata la seconda azienda più grande del mondo per capitalizzazione di Borsa: 789 miliardi di dollari, con un incremento di 226 rispetto all’anno precedente. Business travolgente alimentato in gran parte da un unico fattore: la capacità di raccogliere informazioni sugli utenti. Per capire meglio le dinamiche di questo fenomeno Tiscali News ha sentito, Luca De Berardinis, uno dei massimi esperti italiani di Seo (search engine optimization) ovvero (spiegato in termini molti semplici) l’arte e la scienza di capire il funzionamento dell’algoritmo di Google.

Quando facciamo una ricerca su Google, vengono raccolti nostri dati?
"La risposta è si, ma con una precisazione: vengono raccolti in forma anonima. Cioè se Paolo Rossi fa una ricerca il giorno X , Google raccoglie informazioni sul dispositivo utilizzato, su cosa è stato cercato, da dove è stato cercato, in quale fascia oraria del giorno, ma non raccoglie né il nome, né il cognome. Quindi si parla di aggregazioni di dati sull’utilizzo del motore di ricerca in forma anonima”.

Ma se usiamo Google dopo aver fatto l’accesso all’account?
"In questo caso le informazioni raccolte possono ovviamente essere associate all’account quindi al nome e cognome dell’utilizzatore. Ma quando poi Google trasferisce questi dati agli inserzionisti lo fa in maniera anonima, ovvero gli inserzionisti non sanno nome/cognome di nessuno. Questo lo posso garantire perché io stesso faccio campagne pubblicitarie pay per click su Google. Si sa tutto sugli utenti su quello che cercano e come lo cercano, ma in forma aggregata, ovvero non si conoscono le generalità delle singole persone”.

Però se io faccio una ricerca su un determinato argomento, i risultati che ottengo sono diversi da quelli che ottiene un’altra persona che fa la stessa ed identica ricerca. Come mai?
"E’ vero. Ma questo è dovuto al fatto che Google tende a darci dei risultati che sono condizionati dall’utilizzo che ho fatto del motore di ricerca fino a quel momento. Se ho cercato determinate cose o cliccato su determinati risultati, l’algoritmo tenderà a farmi vedere quella tipologia di risultati o siti che io ho preferito in passato. La causa è dunque lo storico delle ricerche. Ma se cambiassi dispositivo o facessi una ricerca in incognito avrei risultati ancora diversi e non condizionati dai fattori di cui ho parlato poco fa”.

Guardando Google nel suo complesso, dal punto di vista della privacy  è meno pericolosa di Facebook?
"Direi di sì se per pericoloso si intende il rischio di vedere le proprie informazioni visibili e vendute ad aziende terze. Da questo punto di vista è più sicuro, però dobbiamo anche sapere che utilizziamo tutta una serie di servizi Google diversi dal motore di ricerca che ugualmente raccolgono informazioni: sui nostri spostamenti, sui servizi che utilizziamo, sui ristoranti dove entriamo, sulle attività commerciali che frequentiamo e così via. Dunque sa molto più di noi rispetto a quello di cui siamo consapevoli. Tanto che Google mette oggi a disposizione un servizio gratuito che mostra tutto ciò che sa sul singolo utente. Informazioni sono utili all’azienda per offrirci dei servizi ancora più su misura”.

Come sono raccolte le informazioni sugli spostamenti?
“Tramite Android, dunque tramite lo smartphone, e tante altre applicazioni che le persone hanno attive, senza magari esserne consapevoli, che permettono a Google di fare una profilazione incredibile”.

Hai parlato di un servizio gratuito che mostra tutto ciò che Google sa di una persona. Come è possibile accedere a questo servizio?
"Bisogna accedere alla sezione Dati e personalizzazione all’interno del Google Account. Da questa sezione è possibile scegliere le impostazioni sulla privacy che riteniamo più appropriate per noi e dunque vedere quali sono i dati raccolti sulle nostre attività web, sulla cronologia delle nostre posizioni e su ciò guardiamo in altri importanti siti di sua proprietà come You Tube. Spendere qualche minuto per accedere a questa sezione è pertanto molto utile per avere consapevolezza sulle informazioni personali che cediamo a Google ogni volta che usiamo i suoi servizi gratuiti”.